Cronaca 

Detenuto tenta il suicidio a Marassi. Salvato dalla Polizia penitenziaria

Il 2022, spiega il segretario UilPa Polizia penitanziaria Fabio Pagani, è cominciato anche con un’evasione a Vercelli mentre il 2022 era terminato con un suicidio a Salerno

Ieri pomeriggio un detenuto romeno di 33 anni, con fine pena nel 2025 per reati di estorsione e lesioni personali, si è appeso alle grate della finestra utilizzando un lenzuolo. È successo nel reparto sesta al piano terra. I poliziotti sono immediatamente entrati, hanno staccato il cappio e hanno iniziato le prime manovre di primo soccorso , sottraendolo a morte certa. Attualmente, il detenuto è ricoverato al San Martino.

«Abbiamo il forte sospetto che nessuno o quasi possa realmente pensare che l’attuale sistema carcerario sia in grado di puntare a realizzare ciò che la Costituzione vorrebbe (il recupero e la riabilitazione die detenuti, n. d. r.) – spiega il segretario regionale Uilpa Pagani -. E, se possibile, ciò che ancor di più preoccupa in un quadro già di per sé desolante, è la circostanza che non si intravedono reali prospettive evolutive, se non improbabili palliativi. Non riforme complessive e unitarie, ma al massimo qualche toppa destinata probabilmente ad aprire nuove falle, non assunzioni straordinarie, se si pensa che la legge di bilancio appena varata dal Parlamento, a fronte di 18mila carenze nella Polizia penitenziaria, ha previsto un fondo utile per circa 44 assunzioni aggiuntive nel 2022, da ripartire fra tutte le forze di polizia e i vigili del fuoco e, complessivamente, circa 2.300 in undici anni: in media 42 all’anno fino al 2032 per ogni Corpo. E se a Marassi non si è aperto questo 2022 come avevamo chiuso il 2021 bisogna solo rendere merito alla Polizia Penitenziaria, che ha impedito un’altra morta in carcere. Chiediamo nuovamente alla Ministra della Giustizia Cartabia e al presidente del Consiglio Draghi di dare un senso di coerenza alle loro rispettive dichiarazioni concernenti la necessità di migliorare le condizioni del sistema carcerario che consenta da un lato di adottare misure immediate ed emergenziali, dall’altro di attuare riforme strutturali non più rinviabili».

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